sabato 8 aprile 2017

LA TORTA DONIZETTI (SBAGLIATA) PER IL CALENDARIO DEL CIBO ITALIANO



Qui a Singapore, la lamentela costante di tutte le Expat, da qualsiasi parte del mondo provengano, in qualsiasi situazione familiare si trovino, è una e una sola: la solitudine
Ci si lamenta perchè non c'è la famiglia (le fortunate hanno i figli, ma genitori, sorelle, cugini, nulla), perchè mancano le amiche, perchè le vecchie abitudini non sono state soppiantate da quelle nuove, perchè la lingua non aiuta, perchè la città non aiuta, perchè fra di noi non ci aiutiamo, concentrate come siamo sul piangerci addosso e a non vedere invece il bicchiere mezzo pieno.
Percheà, come per tutte le cose, anche questa eà una questione di prospettiva.

Io, per esempio, non mi sento mai sola, da quando vivo qui.
Anzi, a dirla tutta, anelerei ad una solitudine, come quella che dico io.
Perchè qui, ahimè, siamo tutti circondati da un brulicante pianeta vivente fatto di formiche di tutte le taglie, insetti di ogni genere, geki e lucertole, vermi, scarafaggi e di qualsiasi altro membro del pianeta animale di taglia più grossa vi venga in mente.
E la solitudine, ve la scordate



Dopo due anni e tre mesi di felice permanenza sull'isoletta al mio attivo, ho

  • un incontro ravvicinato con una cosa strisciante su cui preferirei non dovermi soffermare un secondo di più di quanto mi occorra scriverlo
  • un incontro ravvicinato con un lucertolone di un metro, nel viale di accesso del condominio. Il che equivale a dire che non esco più, fino alla fine dei miei giorni
  • una serie di inciampamenti in iguanette che ti attraversano la strada quando meno te lo aspetti, meglio se traballante sui tacchi 
  • qualche incontro più o meno ravvicinato con xxxxxxxxxxx di varie taglie, a Little India (ma di sera soltanto, però)
  • una fornitura annuale di CIF e di ammoniaca spesa esclusivamente per ripulire le tracce della presenza dei geki
  • una macchia indelebile sulla coscienza per l'inifinito numero di formiche di tutti i colori e di tutte le taglie che ho sterminato, stermino e sterminerò, in rigorosa tenuta d'ordinanza, in camicia da notte e Biokill
Il problema più grosso, per me, è rappresentato da tutto quello che striscia, vermi esclusi. Con quelli, ho preso confidenza da piccola, pescando con mio papà. Ci giocavo pure, annoiandomi fra una "tocca" e l'altra e quando li vedo riesco anche ad accompagnarli gentilmente alla porta, intimando loro di non tornare più. 
Il problema è tutto il resto- e il problema più grosso sono le lucertole
Credo di averlo anche raccontato qui, da qualche parte, di questa fobia- che non può essere definita in altro modo e sulla quale ho anche lavorato tanto, da adulta, per cercare di capire come mai una bamina cresciuta a bordi di pereriferia (che 50 anni fa significava campagna), potesse avere una paura mista a repulsione per un animale che faceva parte del suo quotidiano e che, oltretutto, era innocuo. Facili risposte a parte, sono arrivata a 50 anni senza che questa fosse passata. 
La mia paura è la stessa di allora: totale, devastante, paralizzante
E provate un po' a conviverci, nella terra dei gechi. 



Fra le varie contromisure che adottiamo qui, la più banale è quella di non lasciare tracce di cibo in giro e di sigillare tutto quello che non può stare in frigo. Tendenzialmente ci metto tutto, quindi "non può" significa principalmente che non ci sta. 
E l'avanzo di questa torta, non ci stava. 

Dell'avanzo era responsabile mio marito, perchè a me non è piaciuta. 
Ho sbagliato ricetta (vedi sotto), ho sbagliato cottura, superfluo dire che non ho fatto la Donizetti e che quello che è uscito non era niente di che. 
Almeno per me, però, perchè mio marito l'ha gradita. 
Al punto da farsene fuori metà, fra cena e dopocena- e l'altra metà fammela sigillare, che la finiamo domani


Adesso immaginate la scena
Le sette del mattino, la sottoscritta in piedi, in camicia da notte, tutta dolorante (dormiamo con ventilatori accesi che puntano direttamente sulla mia cervicale, ma uno non lo sposa mica per niente, un ingegnere), che appena messa su la caffettiera, prende il piatto della torta, per servirla a colazione. 
E questo, si muove. 
Cosa-dico-si-muove
Inizia ad agitarsi tutto, a frusciare, a sbattere, ad animarsi in maniera disordinata e convulsa, fra le mie mani. 
E una codina verde che si dibatte, due zampette attaccate al bordo del dolce, un mostro che mi fissa con orrore (e lì convengo di essermi difesa bene, perchè la sottoscritta appena alzata la sua figura la fa)... e l'urlo di rito, con crisi isterica a seguire. 
Culminata quando ho visto mio marito sezionare la torta, per recuperare la fetta intonsa "perchè qui lo zucchero a velo è intatto, quindi il geko non c'è passato". 
Quando dico che CSI ci fa un baffo... 






E con questa, dico definitivamente addio alle torte con 78472 uova per un etto di farina, perchè definitivamente non fanno per me.
Anche se questo era un dolce che avrei voluto fare da anni, perche' appartiene a quelle ricette "col nome" che a me intrigano tanto.
Solo che, di fronte agli 8 tuorli e 4 albumi ho avuto un mancamento e ho detto: dimezzo le dosi.
Dimenticandomi pero' che 8:2 fa 4 (e 4 tuorli, ok li ho messi), ma 4:2 fa 2 e non 4, come ho fatto io.
Da qui il colore pallido di una torta altrimenti giallissima
Altra modifica, ho dovuto sostituire l'originario miscuglio di anans ed albococche canditi con dei mirtilli rossi, causa allergia, fulminante al primo e "dipende dai giorni" alle seconde.
Insomma, praticamente ho fatto tutta un'altra cosa-e me ne dolgo con la buonanima di Donizetti.
Pero', al Geko e' piaciuta...


la ricetta del Disciplinare e' la seguente
Ingredienti per una tortiera a ciambella da 26 cm di diametro.
250 g di burro a temperatura ambiente
150 g di zucchero
8 tuorli medi
4 albumi medi
80 g di farina 00
100 g di fecola di patate
80 g di albicocche candite 
100 g di ananas candita
1 cucchiaino di estratto naturale di vaniglia
2 cucchiai di Maraschino
zucchero a velo per rifinire

io ho dimezzato le dosi, ho usato uno stampo da 20 cm di diametro, ho usato solo i mirtili rossi disidratati e al posto del Maraschino ho messo un po' di Rum

Il procedimento e' un po' diverso dai soliti 4/4 che potrebbero venire in mente, leggendo gli ingredienti. 
Si monta bene il burro con 120 g di zucchero, fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. Si aggiungono i tuorli, uno alla volta, sempre montando. Poi gli albumi, montati a neve con i restanti 30 g di zucchero. Poi le farine setacciate e gli aromi. Si versa tutto in uno stampo a ciambella, precedentemente imburrato e infarinato, e si dispone sopra la frutta candita. Si cuoce a 180 gradi per 40 minuti, poi si sforna e si lascia raffreddare completamente nello stampo. Dopodiche', si spolvera di zucchero a velo e si serve




E con questa torta Donizetti sbagliata partecipo alla Giornata che il Calendario del Cibo Italiano le dedica oggi. Se volete leggere l'originale, insomma, andate qui :)