lunedì 27 febbraio 2017

LA MIA SPONGE CAKE PER IL CLUB DEL 27


Con tutta che qui non succede mai niente, se solo dovessi tenere un diario della mia vita quotidiana a Singapore, riempirei pagine e pagine, ogni giorno. E avrei materiale per rimpinzare questo blog di ogni ben di Dio, visto che davvero sono finita all'altro mondo e non c'e' minuto che non si trasformi in un'avventura, nel tentativo  di assimilare usi e costumi troppo diversi dai miei. Anche le pratiche piu' semplici e piu' basiche, qui, diventano un affare di stato (e mai come in questo caso, lo Stato sono io, visto che sono costantemente da sola. Il che significa non aver testimoni, e questo, ve l'assicuro, e' la parte migliore di qualsiasi figura di mierda) 
Anyway, la cosa piu' complicata delle incombenze quotidiane, qui, e' fare la spesa. 
Perche', come recitano tutti i discorsetti di benvenuto ai nuovi arrivati, scordatevi di trovare tutto in un unico posto. Ne' fatevi ingannare da questi supermercati senza fine, che promettono il di tutto e il di piu', perche' il trucco e' sempre in agguato. Dipende solo da dove lo trovate, se al momento del conto o al momento della cottura- ma tranquilli che la fregatura c'e'. 
Neanche e' sufficiente avere una mappa di tutti i prodotti, regolata dall'eternamente valido parametro del rapporto qualita'- prezzo: perche' la difficolta' successiva e' il problema delle scorte, che qui all'Equatore non sono altro che un invito al banchetto di tutto il pianeta vivente che alberga nei nostri tubi di scarico e che gia' si da' appuntamento in massa sulla briciola che e' sfuggita all'ispezione notturna, figuriamoci nei pacchi di pasta o di farina che non vengono consumati nell'immediato. 
Progettare una cena, quindi, e' una faccenda complicata, che puo' durare anche giorni, specie se decidi di preparare una determinata ricetta: a mo' di esempio, per fare una zuppa di piselli coi germogli devo andare a Little India per le patate, nel supermercato cinese per i germogli e in un supermecato di un'altra catena che e' l'unico che abbia tutti i giorni i piselli surgelati. Sperando di trovare nel frattempo il latte, gli scalogni, la pancetta and so on. Quandi vivevo in centro, erano tre ore buone, ora che vivo nella giungla andiamo al food court di fronte che ce la caviamo comunque con meno. 


Data la premessa, risolvere il seguente problema- ossia come farcire una Sponge Cake per Il Club del 27, pianifcando la spesa in tre giorni. 
L'idea l'avevo e proveniva da uno dei negozietti che ho sotto casa, una specie di cafeteria fighetta, con le scritte in gesso sulle lavagne e le mega torte sotto le alzatine a campana, dove siamo andate a fare colazione con la creatura, l'ultimo giorno della sua permanenza qui. La mia scelta e' sfortunatamente caduta su una sponge cake farcita con i pop corn al caramello salato, che da lontano sembrava la Madre di Tutte le Porcate (e' il primo dei miei criteri di scelta nei menu) e da vicino si e' rivelato cosi.



"Questa e' Pop Art, altro che Pop Corn", ho detto, spingendo via il piatto. 
Pero', tant'e', la lampadina si era accesa. E quando e' uscito il Tema del Mese da rifare, non ho avuto dubbi. "Faccio la Caramel Pop Corn Sponge Cake, che intanto lo zucchero celo, la panna celo, il burro celo... 
Mancano i pop corn, ma cosa vuoi che sia trovarli a Singapore?
E cosi, venerdi scorso, approfittando di un marito in buona, si devia al supermercato dopo la cena, giusto per prendere due mango e i pop corn. 
Dopo mezz'ora, i due mango c'erano, dei pop corn nemmeno l'ombra. 
O meglio: c'erano alla fragola, alla curcuma, al pesce secco, al dente di drago, al nido di uccello, ma due cavolo di pop corn da fare al microonde o, al limite, salati, niente. 
Oltretutto, siccome qui son gentili, per indole e per contratto, la faccenda stava assumendo contorni imbarazzanti, coi commessi che si scusavano a mani giunte, altri che ravanavano fra gli scaffali, altri ancora che cercavano sul monitor del magazzino dove mai fossero finiti sti belin di pop corn.
 Alla fine, l'illuminazione: sono al piano sottoterra, nello scaffale n. 5
E a quel punto, si abbassano le luci: perche' e' giunta mezzanotte e il supermercato chiude. 
Ma quell'impavido cavaliere che e' mio marito, decide che nn si puo' abbandonare una donzella in ambasce. E cosi, dopo avermi mollato i sue 2 quintali netti di inutilita' stivati nel suo carrellino della spesa,  decide di andare alla ricerca del tesssoro. 
E torna, con 'sta roba qui


I dixie ai piselli.
Che qui da noi si chiamano pure Miaw Miaw.
Poi uno potrebbe pensare che io non sia una donna fortunata...


Ok, rifo.
Niente pop corn, niente caramello salato
Ricominciamo il check del frigo: zucchero celo, panna celo, burro celo, uova celo, olio di cocco celo (adesso, grazie doc!), salsa di pomodoro celo, ma non serve, vaniglia celo, rum celo, oreo celo....
Oreo.
Ecco la parola magica, l'Archetipo di tutte le Porcate, la Madre di ogni perversione, il Kamasutra di tutte le posizioni in cui li mangi (secondi solo alle rotelle di liquerizia dell'Haribo, ma questo e' un altro capitolo). E, a questo punto, tanto valeva osare fino in fondo, sul fronte della faccia come il c.. spudoratezza: faccio il burro vegano agli Oreo.




I burri veg sono una dele ultime frontiere della cucina fresh and light che va di moda al piano di sotto, in quell'Australia che quanto a divulgare le mode in tema di cibo non e' seconda a nessuno. Il crudismo sta un po' scemando, lascianodo spazio alla "pasticceria salutista", tutta coalizzata contro il nemico pubblico numero 1, vale a dire lo zucchero.
 Il saccarosio uber alles, ma anche gli altri non e' che siano tanto bem messi, sia chiaro. Il principio come al solito e' sacrosanto (lo zucchero e' come il sale, e' piu' quello che ingerisci senza accorgertenen che quello che vedi, quindi limita quello che vedi), poi , altrettanto come al solito, ci sono tutte le derive. 
Fra cui quella assolutamente sublime della tipa che ha inventato l'Oreo VEG Butter. 
Decidendo in un colpo solo che
1. gli Oreo sono Vegani
2. gli Oreo sono Etici
3. gli Oreo fanno bene alla salute
basta solo frullarli con un po' di olio di cocco. 
Datemi un po' l'indirizzo dell'Accademia di Stoccolma, che finche' non la segnalo per il Nobel non mi do pace

Quindi, a farla breve, decido che la mia Sponge dovra' essere farcita con il burro agli Oreo, dentro e fuori- e rivestita poi con un bel frosting alla vaniglia (visto che la panna celo, la vaniglia pure), in modo da insistere ancora di piu' sul motivo ispiratore. 

Da qui in poi, la faccio breve
Al mattino della domenica, dopo che ho montato i il burro con lo zucchero e inserito i tuorli, mi accorgo che non ho piu' la farina. Alla fine, trovo un avanzo di autolievitante, che non va bene per questo dolce ma e' sempre meglio della Bread flour, della Wholemeal Flour, della Hong Kong Folur, della Spelt Flour, della Tapioca flour, della rice Flour, della Potato Starch e buon ultima della Caputo rossa-che-guai-a-chi-la-tocca. 

al pomeriggio della domenica, dopo che ho farcito la torta, realizzo che il burro agli oreo non mi bastera' mai per fare quello che ho in mente. Ergo, scendo, girovago per il quartiere, vado dal benzinaio con annesso 7Eleven, compro tutti gli oreo che trovo e gia' che ci sono anche i bastoncini per la decorazione e torno a casa. In mezzo, mi becco il piu' tropicale degli acquazzoni, ma questo e' un dettaglio. 

Rifaccio il burro agli oreo, farcisco la torta, la metto in frigo per assestars e inizio a fare il frosting. 
Per accorgermi che, nel frattempo, mi si e' irrancidita la panna....


OREO VEG BUTTER SPONGE CAKE

Oggi diamo inizio ad un'altra iniziativa targata MTC, Il Club del 27: rinvio al sito per tutti i ragguagli (tanto, li ho scritti io, sapete con chi prendervela comunque), mentre qui mi limito a dire che se cercavo delle motivazioni per tornare a pubblicare, questa potrebbe essere validissima. Ho lasciato il mio blog 4 anni fa, credendo che il disagio che provavo dipendesse da motivi personali, mentre in realta' era il sintomo di un rifiuto che oggi e' piu' consapevole, di tutto quello che e' diventato il parlare di cibo in questi anni, in tv, sulle riviste, sul web. Manca quell'aspetto di "verita'", di naturalezza, di spontaneita' che era poi quello che mi aveva tirata dentro a questa avventura sul web e che vorrei che recuperassimo, assieme alle altre 56 amiche che hanno deciso di iniziare questo nuovo progetto. L'MTC e' la fonte dell'ispirazione, con quei Temi del Mese che sono un altro esempio di quel bel tempo andato che vorremmo ritornasse e se abbiamo deciso di cominciare con le torte a strati non e' solo per il forte aggancio con la ricetta della sfida (sono entrambe un patrimonio della cucina degli Stati del Sud) ma perche' vogliamo inizaire in un clima di festa, a cui do il mio contributo con questa torta


banner fighissimo di Francesca Carloni


per la base
per la farcia
2 pacchetti di oreo
1/2 cup di olio di cocco
tanta pazienza
per la glassa esterna

per l'Oreo Butter
Il segreto e' solo frullare tanto gli Oreo, prima da soli e poi con l'olio di cocco. Vanno messi interi nel frullatore, con crema e tutto- e poi azionate per 3 minuti (180 secondi, meglio 181 che 179). Aggiungete poi l'olio di cocco e frullate per altri 5 minuti (300 secondi, meglio 301 che 299), fermandovi ogni minuto per raccogliere le briciole che si depositeranno sui bordi del frullatore. 

L'olio di cocco a temperatura ambiente e' solido. Si sciogliera' con il calore delle lame, ma poi tornera' a rassodare. 
Questa per me e' pura teoria, perche' l'olio di cocco si scioglie a 24 gradi. Qui ne ho 33 costanti, per cui il mio e' sempre liquido. Di cosenguenza, per farlo rassodare ho dovuto ricorrere al frigorigero: tuttavia, il frigo serve solo per la decorazione fnale, per evitare di portarsi dietro tracce di roba nera anche in superficie. Per consumarlo, temperatura ambiente, perche' la consistenza deve essere cremosa. 
Proprio perche' frullati fino all'anima, gli Oreo perdono del tutto la loro consistenza, gia' prima dell'inserimento dell'olio di cocco: considerate anche che si frullano con la loro farcitura, per cui vi resta una crema piuttosto morbida. il resto lo fa l'olio. 
Inutile dirvi che e' una porcata mai vista- anche perche' prima o poi in argomento ci torno :)





mercoledì 8 febbraio 2017

QUEEN OF PUDDINGS. DEL RE.


Il Re in questione e' Gordon Ramsay.
E per quanto mi riguarda, potremmo anche chiuderla qui e lasciare la parola a questo dolce che, neanche a dirlo, ha messo tutti d'accordo.
Una curiosita': lungi dall'essere un piatto regale, questo Queen of Puddings deve il suo nome proprio alla copertura di meringa, in origine circolare (i piatti da pudding lo sono, in effetti), che ricorda una corona.
Il che, a me, ricorda che devo comprarmi un piatto da pudding, invece.


QUEEN OF PUDDINGS



PER 6- 8 PERSONE
150 g di brioche o pane bianco
3 cucchiai di zucchero semolato
4 tuorli, medi
600 ml di latte fresco intero
50 g di burro
la scorza grattugiata di un limone non trattato
3 cucchiai di marmellata di fragole o di lamponi
(nel mio caso, fragole E lamponi, la ricetta e' qua)

per la decorazione
4 albumi , medi (quelli che una volta facevano compagnia ai tuorli di cui sopra, non serve che siano "vecchi" come per fare la meringa classica)
150 g di zucchero

stampo da pudding della capienza di 1,5- 2 l.
(nel mio caso, un pyrex della stessa capienza: l'importante e' che possa andare in forno)
burro per lo stampo

Procedimento
1. Scaldate il latte con il burro a calore moderato, fin quasi al bollore
2. Nel frattempo, eliminate la crosta del pan brioche o del pane bianco, tagliatelo a pezzetti e frullateli al mixer. Trasferiteli in una terrina, unitevi lo zucchero e la scorza di limone e mescolate bene
3. Appena il latte raggiunge il punto di bollore, versatelo sul pane e lasciate riposare per 5-10  minuti, coperto.
4. Accendete il forno a 180 gradi, modalita' statica e imburrate lo stampo.
5. Sbattete leggermente i tuorli (il minimo indispensabile, vedi nota), uniteli al composto e mescolate.
6. Versate tutto nello stampo e infornate per 20-25 minuti, fino a quando la superficie iniziera' a brunire. Sfornate e lasciate raffreddare completamente a temperatura ambiente. Stendete la marmellata sulla superficie (vedi nota)
7. Quando il dolce e' raffreddato, preparate la meringa. Versate 150 g di zucchero in una casseruola dal fondo spesso, aggiungetevi uno "splash" di acqua (facciamo 50 ml, per gli amanti dei misurini), mescolate bene e mettete sul fuoco. Fiamma bassa, fino a che lo zucchero si e' sciolto, poi fiamma alta, fino a 121 gradi, senza mai mescolare. Se non avete il termometro, andate a occhio: densita' simile a quella di uno sciroppo, bolle grandi e colore piu' scuro. Non e' un metodo scientifico, ma nelle note trovate un po' di spiegazioni, a sostegno di chi ancora non ha il termometro. E come dice la Baker, andate all'ikea e compratevene uno da carne: costa un terzo e funziona ugualmente bene.
8. Montate gli albumi a neve ben ferma, in una ciotola perfettamente pulita, poi aggiungete lo sciroppo, a filo, senza mai smettere di montare alla massima velocita'. Continuate a montare, fino a quando tutto lo zucchero sara' stato incorporato,  la meringa si sara' raffreddata e  sara' diventata lucida e ben sostenuta. 
9. Stendete questa copertura sul dolce, brunitelo con il cannello o sotto il grill (pochi minuti, controllando sempre, perche' a bruciarsi ci mette un secondo) e servite.




 Note mie
1. ci vuole un buon avanzo di pan brioche. paradossalmente, meglio quello rinsecchito e al limite dello sfinimento che avete in frigo da una settimana che qualsiasi roba comprata. Questo lo sottolineo, perche' a me vivere qui ha aperto gli occhi, anche sul vivere la'. Qui bisogna leggere le etichette anche quando si comprano farina e latte e non sempre bastano. Ci sono semilavorati, per esempio, che a loro volta contengono altre sostanze che tu non vedi, ne' leggi, ma che il tuo organismo avverte. Mai come adesso sono costretta a una specie di autarchia e se tornassi in Italia farei lo stesso, visto che certe consapevolezze, una volta acquisite, sono difficili da perdere.
Se non avete il pan brioche, usate il pane raffermo.
E no, non quello del supermercato...
2. Stessa cosa per la marmellata. Cercatene una buona. Meglio ancora se fatta in casa.
3. Non sbattete troppo i tuorli, perche' l'aria e' nemica di questi dolci: "rompeteli" solo con la forchetta e poi uniteli al composto
4. Il raffreddamento della crema deve avvenire a temperatura ambiente: nessuno choc termico, grazie :)
5. Per stendere bene la marmellata, e' meglio tenerla per almeno un'ora a temperatura ambiente,in modo che si ammorbidisca. Potete anche scaldarla leggermente sul fuoco e poi stenderla con delicatezza sul dolce: l'mportante e' non portarla a temperature troppo alte, che potrebbero scaldare il dolce, farlo rammollire e patatrac.


5. Il procedimento della meringa e' quello della meringa italiana, con lo sciroppo di zucchero. Sacrostanto, perche' la doratura finale non basta a pastorizzare l'albume. Nello stesso tempo, sapete anche come la penso: se i prodotti sono controllati alla fonte (e le uova in commercio lo sono tutte, pure quelle che compro qui), non si corrono rischi di salmonellosi. Per cui, se avete il tempo di fare uno sciroppo di zucchero, bene. Altrimenti, fate una meringa francese con lo zucchero a velo e avrete una consistenza ugualmente liscia. Le dosi non sono quelle della meringa classica, perche' la copertura di questo pudding e' meno compatta, meno pesante e piu' ariosa. 
5. Importante: come tutti i dolci con la copertura di una meringa che e' piu' albume montato che meringa vera, anche questo non puo' essere farcito con grande anticipo, perche', di riffe o di raffe, la copertura tende a sciogliersi un po'. Invece, la parte di sotto puo' essere ben conservata in frigo, per un giorno o due. Visto che a me questa copertura piace, ma non esiste ne' servire un lago di albume con una robetta bianca rattrappita al centro, ne' abbandonare gli ospiti per mezz'ora per finire il dolce, mi industrio cosi:
- il dolce lo preparo prima e lo tengo in frigo, in modo che sia ben freddo quando lo decoro.
- due ore prima, preparo la meringa e la stendo sulla superficie, abbondando sui bordi. Ne tengo da parte un po', nella tasca da pasticcere, all'evenienza
- metto in frigo
- mezz'ora prima, accendo il grill e inforno per quei 3-4 minuti necessari. Se mai nel riposo la copertura si fosse gia' smontata (non e' mai capitato, ma con una quantita' cosi scarsa di zucchero puo' succedere), faccio qualche rabbocco. Lascio raffreddare a temperatura ambiente e metto in frigo, fino al momento di servire.

E finora, non si e' mai lamentato nessuno...





venerdì 3 febbraio 2017

FOCACCIA ALLE MELE E SCIROPPO D'ACERO ... PER CHI?


Sono stordita.
Sono stordita.
Sono stordita.
Ripetere all'infinito, che intanto il risultato non cambia. E le giustificazioni nemmeno.
Questa e' la seconda ricetta tratta da Andante con Gusto, il blog di Patti che questo mese detiene lo scettro del The Recipe-tionist, preparata perche' volevo rifarla dai tempi in cui l'avevo adocchiata.
E quale migliore occasione che questo bellissimo contest che rimette in circolazione le ricette dei blogger, permettendoci di rilanciarle sul web?
Detto, fatto.
O meglio, detto- fatto, da voi.
Da me, detto significa aver prodotto una mappa di tutti i supermercati, wet market, negozi, dispense delle amiche di Singapore, per capire se ho disponibilita' di ingredienti.
Fatto significa aver percorso in lungo e in largo la citta', per assicurarmi la farina al Cold Storage, le noci pecan da Phoom Huatt, le mele al wet market di Boon Kamp (no, non vado a Tiong Baru, sono l'unica expat e non farlo e al momento non sono ancora pentita), le noci pekan a Chinatown e via dicendo.
Praticamente, tre giorni.
Dopodiche', inizia la stagione delle piogge, che per i lievitati e' il toccasana- ma tu hai le immaginine della Patty e della Baker a cui votarti e sei tranquilla, che andra' tutto bene.
E difatti: gli ingredienti ci sono, la focaccia lievita, il forno questa volta tiene...
Ma la ricetta non e' propriamente di Patty.
E' dello Starbooks. 
Una vagonata di parolacce, me le fate dire?


Per fortuna, pero', c'e' il Redone, ovvero il contest che ogni mese invita i nostri lettori a riprendere in mano i libri della biblioteca dello Starbooks e provare qualche ricetta, lasciando le loro impressioni sincere e spassionate. La nuova puntata e' iniziata giusto ieri, per cui approfitto della mia sbadataggine per fare un po' di pubblicita' supplementare, utile piu' al mio umore che al progetto in se', visto che va a gonfie vele. Ma l'alternativa e' frullarmi le vene col minipimer, capite a me...


E comunque, l'autore e' quel gran figo di Nigel Slater, la fonte sono i suoi Kitchen Diaries (vol. III), la promoter di questa ricetta e' Patty e tutto il resto e' qui
Riporto per comodita' il testo originale, con le mie note in fondo

Ingredienti per una teglia da 28 cm di lato
450 g di farina forte
1 sacchetto di lievito secco (7 g)
1 cucchiaino di sale marino
1 cucchiaio di olio d'oliva (io extravergine)
1 cucchiaio di zucchero semolato
350 ml di acqua tiepida

Per il topping
3 grandi mele dolci (tipo Cox - io ho usato delle mese Gala)
150 g di noci pecan sbucciate
150 ml di Sciroppo d'Acero

Mettete la farina ed il lievito in una larga ciotola ed aggiungete il sale marino finemente macinato, lo zucchero e l'acqua tiepida.
Mescolate a fondo quindi rovesciate l'impasto su una superficie ben infarinata e impastate delicatamente per c.ca 5 minuti. Niente di buono viene dall'impastare troppo energicamente.
Non appena percepirete che l'impasto è elastico, mettetelo in una ciotola leggermente infarinata e coprite con un telo o la pellicola e lasciatelo lievitare in un luogo tiepido.
Una volta raddoppiato il volume, diciamo c.ca un'ora, premetelo gentilmente in basso con i polpastrelli, pressando un po' dell'aria fuori.
Private le mele del torsolo e tagliatele a pezzetti quindi aggiungetele all'impasto insieme alle noci pecans, lasciandone un po' per la superficie.
Sistemate l'impasto in una teglia di  28 cm.
Accendete il forno a 220° e coprite l'impasto sistemandolo nuovamente in un luogo tiepido a lievitare. Una volta cresciuta almeno del doppio, versate un filo d'olio sulla superficie (non ne servirà molto), spargete le rimanenti pecan e cuocete per 35/40 minuti, fino a che non sarà bella gonfia, bella dorata e croccante.
Toccandola, la sentirete elastica e soffice.  Versate con un cucchiaio lo sciroppo d'acero e lasciate che la focaccia lo assorba. Attendete un attimo prima di sformarla quindi fatela intiepidire su una griglia.
Per 6 - 8 persone.


Note mie
Lo stampo che ho usato ha 24 cm di diametro ed i bordi leggermente piu' alti di quello utilizzato da Patty: credo che sia per questo che e' venuta piu' alta. E comunque, ci sta, perche' e' una focaccia dolce- e quelle, secondo me, possono crescere senza limiti. 

L'idratazione per le mie farine andava bene: faccio comunque mio il consiglio di Patty, di aggiungere l'acqua a poco a poco, per evitare di trovarsi con un impasto difficile da maneggiare. Nello stesso tempo, da quando vivo qui (e da quando ho deciso di sposarmi con James Lacey, lui ancora non lo sa ma io si), amo da impazzire gli impasti molto idratati, su cui applico il metodo del "no-knead", di cui il mio attuale marito :) e' maestro e profeta. Questa, comunque, l'ho impastata nel modo tradizionale e poi l'ho maneggiata sempre con le mani leggermente unte. 

Il lievito ormai non lo misuro neanche piu', ma e' sempre intorno alla meta' delle dosi consigliate. Anche quando fuori si scatena l'inferno, come nel giorno in cui ho preparato questa focaccia

Una critica vera, invece, e' sul sapore.

Questo e' un dolce senza lo zucchero -zucchero, il saccarosio o come diamine vogliamo chiamarlo. Per dolcificare, vengono usati sostanzialmente lo sciroppo d'acero e le mele che, quindi, devono essere di ottima qualita'. Altimenti vi resta una via di mezzo che non convince ne' il partito del dolce, ne' quello del salato. 


mercoledì 1 febbraio 2017

TORTA ALLIGATOR



Inutile che vi sforziate di cercarlo, perche' l'Alligator che da' il nome a questa torta era nel T9 del mio telefono, da qualche tempo girato sull'inglese, perche' mi aiuta -eccome- nell'ortografia. 
Fino a quando non passo all'italiano: mi aiuta anche li, sia chiaro, ma a fare figure di mierda. 
E cosi, quella che ieri su Fb e' stata presentata come la madre di tutti gli attentati alle diete, vale a dire la torta che vedete nella foto, e' stata descritta come "un quattro quarti al cacao ALLIGATOR con una tazzina di caffe'". 
Il resto e' tutto sulla mia bacheca e sia lode a Roberta e ad Elisa, grazie alle quali e' nata questa cerimonia di battesimo che si conclude nel blog, all'ufficio anagrafe. 
Ma bando alle ciance- ed ecco la ricetta

QUATTRO QUARTI AL CACAO
con caffe' e arancia


questa torta si presta benissimo ad essere farcita con una glassa a specchio, come quella che vedete in foto, o con una glassa montata al cioccolato: in questo caso, e' meglio farla a due strati, aumentando le dosi di un terzo. 
di seguito, metto tutto


per uno stampo da 20 cm (torta ad un solo strato)
175 di burro morbido
175 g di zucchero semolato
3 uova
1 tazzina di caffe'
la scorza e il succo di una arancia non trattata
175 g di farina
70 g di cacao amaro
1 cucchiaino colmo di lievito per dolci

per due stampi da 20 cm (torta a due strati)
225 di burro morbido
225 g di zucchero semolato
4 uova
1 tazzina di caffe', colma
la scorza e il succo di una arancia non trattata
225 g di farina
80 g di cacao amaro
2 cucchiaini  di lievito per dolci

Forno: 180 gradi, modalita' statica

Procedimento 
per la torta ad un solo strato

1. in un'ampia terrina, montate bene con le fruste elettriche burro e zucchero, fino a quando i granelli dello zucchero non si sentiranno piu' sotto le fruste (piu' o meno)
2. incorporate le uova, uno alla volta, sempre montando
3. aggiungete il caffe' e il succo e la scorza dell'arancia, montando a bassa velocita'
4. setacciate farina, cacao e lievito e uniteli al composto
5. amalgamate bene il tutto
6. versate il composto nello stampo, precedentemente imburrato e infarinato, battetelo leggermente sul piano di lavoro per livellarne la superficie ed eliminare eventuali bolle d'aria e infornare, dai 20 ai 30 minuti (dipende dai forni): l'importante 'e non cuocere troppo la torta. Alla prova-stecchino, lo stuzzicadenti dovra' risultare senza residui di impasto, ma umido.
7. Sfornare, lasciare intiepidire per una decina di minuti, poi sformare su una gratella e lasciar raffreddare completamente. 

per la torta a due strati
Seguire il procedimento precedente, dal punto 1 al punto 5
6. Suddividete il composto in due stampi, precedentemente imburrati e infarinati e procedete come descritto nella ricetta precedente. Di solito, nei normali forni domestici, due stampi del diametro di 20 cm ciascuno riescono a stare sullo stesso livello: quindi potete farli cuocere contemporaneamente, con la stessa distribuzione di calore. Se non fosse cosi, e' meglio fare due cotture separate: intanto sono brevi e il lievito e' poco. 

per le glasse

Glassa a specchio di Elisa Baker
(l'ho usata per la torta ad un piano ed e' quella che vedete in foto)

Si dovrebbe fare al microonde, ma io ho sciolto tutto a bagnomaria

90 g di cioccolato fondente di ottima qualita'
30 g di burro
2 cucchiai di glucosio

Fate sciogliere tutto per bene a bagnomaria, poi mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti fra di loro. 

2 cucchiai di acqua calda

Aggiungete due cucchiai di acqua calda, incorporandoli alla glassa sempre mescolando. 

Mettete un foglio di carta da forno sul piano di lavoro e disponetevi sopra la griglia con la torta. 
Fate colare la glassa, lentamente, solo al centro della torta: vedrete che, poco alla volta, si allarghera' a coprirla tutta, in una distesa liscia, senza bisogno di spatolature. Solo alla fine, rifinite i bordi con una spatola. Potete raccogliere la glassa che e' colata sulla carta forno e farla di nuovo colare sulla torta- oppure metterla da parte per altre preparazioni, oppure mangiarvela col dito. Fate voi. 

Ganache alla panna acida (Nigella Lawson)

175 g di cioccolato fondente
75 g di burro

Fateli sciogliere a bagnomaria. Mescolate bene. 
Poi aggiungete, in questo ordine

1 cucchiaio di corn syrup ( il miele è perfetto come sostituto- o il golden syrup, se lo avete)
1 cucchiaio di estratto di vaniglia
125 g di panna acida

Mescolate bene, sempre sul fuoco, a calore molto moderato. Gli ingredienti devono sciogliersi in una massa omogena. 
In ultimo, incorporate

300 g di zucchero a velo 

Togliete la glassa dal fuoco e montatela con le fruste elettriche fino a completo raffreddamento. Dovrete ottenere un composto molto spumoso. 

Spalmatene 1/3 sulla superficie di una torta, sovrapponete la seconda e coprite tutto quanto con il resto della glassa, spatolandola bene anche sui lati. 

Tenete in frigo fino a mezz'ora prima di servire.